Evoluzione del setting terapeutico: dal tradizionale al digitale

La continua evoluzione delle tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione, ha portato ad un “perfezionamento” della psicologia e del modo in cui gli Psicologi e gli Psicoterapeuti vi operano. Questo cambiamento di paradigma, incentivato dalla comparsa del Covid-19, ha portato a riconsiderare la psicologia clinica, i suoi campi di applicazione nonché lo stesso setting terapeutico in chiave digitale. Il setting è sempre stato un elemento inderogabile di  psicoterapia e consulenza psicologica. La letteratura, nel corso degli anni ha spesso trascurato ed escluso dalle dissertazioni scientifiche tutto ciò che non ricadesse nello spazio fisico clinico, da sempre considerato essenziale. 

Questa metamorfosi “dolorosa”, oltre a suscitare interessanti dibattiti tra gli stessi colleghi, ha dato il via ad una selezione naturale 2.0: solo chi presenta caratteristiche di pensiero ottimali al nuovo setting può “sopravvivere”.

Il setting digitale può o non può essere considerato un surrogato del setting tradizionale?

Il setting digitale non è un surrogato del setting tradizionale, bensì la sua naturale trasposizione in chiave moderna, che va di pari passo allo sviluppo delle moderne tecnologie. Già nel 2006 Il lavoro svolto dal collega statunitense D. Craig Kerley aveva anticipato questo “inusuale” scenario. Lo psicoterapeuta è stato il primo ad aprire su Second Life, mondo virtuale online giunto alla versione 5.0 e lanciato nel 2003 dalla società americana Linden Lab, il Center for Positive Mental Health per esercitare l’avatar therapy. Conosciuto con il nickname di Craig Kamenev, il collega impersonato dal suo avatar tiene sessioni di terapia prenotate e pagate dal paziente in maniera regolare, con una durata di 50 minuti. Il setting si presenta strutturato da una sala d’attesa, da un’ampia camera con cuscini pensata per gli incontri di gruppo e dallo studio professionale, con tanto di lettino virtuale, per gli incontri individuali. La terapia si svolge tramite una sessione di chat arricchita dal setting virtuale ricreato sulla piattaforma virtuale grazie all’interazione tra gli avatar, scelti da ogni partecipante. Tali aspetti forniscono dettagli e particolari interessanti utili per lo psicoterapeuta. Le richieste non sono di certo mancate. In un’intervista rilasciata sul quotidiano La Stampa, lo stesso Dott. Karley aveva affermato che fino a 30 persone partecipavano alle sedute individuali. Il Center for Positive Mental Health, tuttora presente su Second Life, conta ad oggi 1217 membri

L’avatar therapy esercitata dal Dott. Karley è il primo esempio estremamente innovativo di rivisitazione del setting terapeutico e innovazione professionale, ma l’innovazione si è declinata in molti modi negli ultimi anni, specialmente nel recente periodo di pandemia. La consulenza psicologica e psicoterapica ha trovato grande spazio online, moltissime persone utilizzano applicazioni per il benessere psicologico, come App di meditazione, monitoraggio del sonno e dell’umore, i colleghi più innovativi integrano nella loro pratica clinica strumenti d’avanguardia come la Realtà Virtuale.

L’avatar therapy e le altre realtà nate negli anni nella clinica e nella ricerca ci stanno dimostrando, quindi, che si può ripensare il setting clinico tradizionale in chiave digitale. 

 

Articolo a cura di Marco Lazzeri, Psicologo e Innovative Educational Trainer
Marco Lazzeri

Dopo aver ottenuto la qualifica di Graphic Designer, continua il suo percorso formativo con il Corso di laurea in Scienze e Tecniche Psicologiche presso l’Università della Valle d’Aosta, per poi abilitarsi alla professione di psicologo. Interessato all’utilizzo delle nuove tecnologie in ambito sanitario/terapeutico, nonché alle loro criticità, si è laureato con due tesi di laurea inerenti la Realtà Virtuale e software pensati per emulare il ragionamento umano come gli “Expert Systems”. Ha coltivato in autonomia l’interesse verso le nuove tecnologie e l’informatica conseguendo la certificazione IET (Innovative Educational Trainer) nonché la certificazione Cisco come Safer Internet Ambassador. Collabora con diversi portali che si occupano di divulgazione della psicologia e dell’innovazione digitale.

 

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