Lo Psicologo nell’era digitale

Non esiste altro modo per conoscere la storia delle persone, i pensieri che hanno, i loro stati interni ed il loro sistema di significati se non attraverso le narrazioni che ne vengono fatte. Esse non solo consentono di comunicare, ma al contempo permettono di elaborare nuovi significati, nel momento in cui si confrontano con un contesto sociale e culturale esterno. Per questi motivi rappresentano un prezioso strumento di elezione per lo psicologo, uno dei cui compiti, indipendentemente dall’approccio teorico di riferimento, è proprio quello di facilitare la narrazione del paziente.

In modo simile, in psicologia un’altra costante ricorrente nei più diversi approcci teorici di riferimento, è l’attenzione riservata al setting: un’attenzione che ha destato non poche resistenze ai possibili cambiamenti che sono stati resi possibili dalle rapide innovazioni tecnologiche e digitali che hanno preso piede negli ultimi decenni. App di instant messaging, social media, piattaforme di video conferencing hanno aperto nuovi orizzonti alla professione, che non sempre sono stati visti di buon occhio, ma che nell’ultimo periodo, con le restrizioni alle attività in presenza, sono entrate nella quotidianità professionale di gran parte dei colleghi. In questo modo, sia i sostenitori più sfegatati che i più convinti oppositori, si sono trovati a fare i conti con la realtà e a riconoscere pro e contro di tali innovazioni a ragion veduta, scontrandosi con la necessità di ottimizzarne il potenziale e minimizzarne i rischi.

Per quanto riguarda la narrazione, questa molteplicità di nuovi contesti pone nuovi interrogativi. Per esempio, nei social le narrazioni sono più brevi e frammentate; possono essere facilmente estrapolate dal contesto specifico e distorte.

L’identità digitale rischia di frammentarsi nelle diverse narrazioni di sé che social diversi, con regole e obiettivi diversi richiedono.

Nel mondo digitale non è sempre chiaro chi sia e che ruolo assuma il narratario nella co-costruzione narrativa: per esempio, se gli studi che hanno confrontato ascoltatori attenti e disattenti hanno riscontrato che un ascoltatore attento facilita narrazioni più elaborate e dettagliate del ricordo, migliorandone la memoria nel lungo termine, cosa avviene alla narrazione quando è rivolta al microfono del proprio smartphone durante la registrazione di un messaggio vocale? E cosa avviene quando, per esempio, è lo smartphone stesso a rispondere alla narrazione? 

Visti i rapidi avanzamenti tecnologici e digitali che aprono nuove sfide e prospettive alla professione, diventa fondamentale mantenere uno sguardo al contempo aperto e critico, ricordandosi che accettare i nuovi sviluppi digitali non significa necessariamente negare il fattore umano che ne sta alla base e che lo arricchisce. Come le lingue ed il linguaggio sono evoluti nel tempo per adattarsi al mondo in cambiamento, scomparendo quando non più rappresentativi della realtà circostante, così la tradizione sopravvive quando si adatta flessibilmente alle nuove richieste che l’innovazione stimola. Viceversa, l’innovazione ha maggiori probabilità di attecchire laddove trae origine da tradizioni radicate. Pertanto, la saggezza che la tradizione porta con sé e la freschezza dell’innovazione permettono una risposta flessibile e adeguata al cambiamento e ai nuovi quesiti che esso pone.

Mantenere uno sguardo aperto e critico, quindi, consente, da una parte, di prepararsi ad accogliere il cambiamento, constatandone le possibili criticità in modo da poterle riconoscere, gestire, controllare ed eventualmente modificare nel modo più adeguato e funzionale; dall’altra apre le porte a nuove opportunità precedentemente non considerate.

 

Articolo a cura di Eleonora Bartoli, Psicologa
Eleonora Bartoli

Eleonora Bartoli è una Psicologa e Ph.D. student in psicologia presso la Goethe Universität. Dopo la laurea in psicologia all’Università di Firenze, si è dedicata alla ricerca, con progetti sulla relazione tra memoria e narrazioni autobiografiche e sul ruolo delle funzioni esecutive nello sviluppo narrativo e nell’espressione della teoria della mente nei bambini. Ha collaborato allo sviluppo di un’applicazione per bambini nel contesto turistico, investigando i loro interessi e bisogni espressi nelle narrazioni di viaggio. Attualmente svolge un progetto sullo sviluppo e l’espressione di regolazione emotiva e perspective-taking nelle narrazioni di bambini maltrattati.

 

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